CULTO

Marco Rainoldi sembra più maturo dell’età che ha: lucido e determinato, ha già trovato ordine nel caos che agita una mente in formazione. «In realtà mi interrogo molto, coltivo i miei dubbi», spiega con una cortesia che non ha bisogno di fronzoli. «A incoraggiarmi è la certezza nella qualità del lavoro svolto da mio padre e da mio zio. Voglio proteggere l’azienda dalle minacce del cambiamento climatico, ma anche da logiche di mercato che non appartengono alla tradizione della mia famiglia. Chiarita la ragione? Solo a metà. Certo perché è difficile da spiegare, se non come una chiamata ancestrale che seduce e conduce verso i luoghi dove sono custoditi i valori della propria storia. Marco è legato alla terra e alle tradizioni con spirito religioso, ma è laicamente aperto al meglio. Studia il futuro del vino, tra innovazione in campo e ultime tendenze di consumo, all’Università di Trento e alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Presto tornerà a vivere nella sua terra e farà dialogare la Valtellina con il mondo. La sorella Maria Vittoria, di poco più giovane, osserva curiosa e impara. Lei è ancora in cerca di una propria strada, ma di certo non sfugge al fascino che discende dalle cantine di famiglia. Quando si parla con loro si avverte che sta nascendo un nuovo modo di declinare lo slogan della casa. Carezzando il meraviglioso ossimoro che coniuga tradizione e innovazione, la quarta generazione sta già portando il proprio tocco, tra soluzioni smart e digitali in armonia con i principi della sostenibilità ambientale e sociale. Sicuramente il vino dei Rainoldi continuerà a farsi cultura. Popolare come un sentimento che smuove dal cuore. Divino come un pilastro sacro del buon vivere. CULTO 2025 99

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