Nel 1942 Aldo Rainoldi assolda il suo primo cantiniere. «La paga era di 5 lire, al sabato ricevevo un pane di segale», ricorda Virgilio Salvagni, classe 1928, che è al contempo mente storica dell’impresa, ma anche memoria collettiva. «All’epoca si acquistava vino sfuso ma anche uva. Era trasportata al torchio di Chiuro. Si pigiava tra ottobre e novembre e si cominciava a vendere il vino da aprile». Era leggero, da consumare presto. «Si usavano soprattutto le uve Bressana e Brugnola», parenti strette della Chiavennasca. «È la gran figliolanza del Nebbiolo», per dirla con le parole di Luigi Veronelli. Il vitigno simbolo della Valtellina, che qui si chiama ciu venasca, ossia con più vena, quindi più vigoroso e adatto a diventare vino. Virgilio negli anni Cinquanta si trasformerà in montatore di macchine nelle centrali idroelettriche sparse per la valle. Nel 1944 alcune di quelle officine che generano corrente vengono prese di mira dai nazisti in ritirata. Sono anni tremendi. Anche sulla cantina dei Rainoldi cala l’ombra di una tragedia mondiale. «I signori erano cordiali, a pranzo sedevo a tavola con loro. Gran lavoratori: lei registrava le vendite, lui si affaccendava attorno alle botti di rovere. Ce n’erano cinque in cantina. Dovevano essere sempre pulitissime, dentro e fuori. Ogni settimana davo la cera sul fronte». «Dai la cera, togli la cera». È la frase culto pronunciata nel film Per vincere domani - The Karate Kid dal maestro Miyagi, che invita Daniel LaRusso a passare la cera su tutte le auto con la mano destra e a toglierla con quella sinistra. Anche Virgilio, nelle cantine di Chiuro, impara che si possono trarre lezioni preziose da compiti all’apparenza semplici o perfino di oscura utilità. CULTO 2025 25
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