CULTO

Un po’ per la vicinanza geografica, un po’ per lo charme in cui è già avvolto, il lago di Como è il palcoscenico su cui la A. Rainoldi & Figlio decide di debuttare fuori dai confini valtellinesi. «Impiegai un’intera settimana per girarlo tutto, visitai alberghi, ristoranti, trattorie», ricorda Peppino. «Capii all’istante che le prospettive erano enormi. Tornai a Chiuro con in tasca ordini per ventimila bottiglie». Il vino in cantina c’è, resta da fare tutto il resto: riempimento, tappatura, etichettatura. «Acquistammo nuovi macchinari, dopo una settimana eravamo pronti a imbottigliare il nostro Grumello». È un successo. Presto seguono altre etichette della tradizione valtellinese: Sassella, Inferno, Valgella, Sfursat. Arrivano i riconoscimenti. La fama si diffonde. Giuseppe Rainoldi guarda lontano. Un mutamento nei gusti dei consumatori offre l’occasione per spiccare il volo. «Negli anni Settanta prevalsero i vini bianchi e mossi. I nostri rossi andarono in crisi. Fu allora che maturai l’idea: facciamoli conoscere all’estero». Dal dire al fare però c’è di mezzo il mare. Un oceano in questo caso. Ma Peppino pesca l’asso nel mazzo. Le bottiglie prodotte a Chiuro sono esposte al Coliseum di New York. E salgono in alto, fino a toccare il cielo. Nella wine list del ristorante “Windows on the world”, al 107° piano della Torre Nord del World Trade Center, la più seducente vetrina della Grande Mela, tra le etichette blasonate, degne di essere elencate dalla contessina Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, entra un Sassella 1976 dei Rainoldi. Audentes fortuna iuvat. E anche i visionari tenaci, sarebbe doveroso aggiungere. D’un tratto i vini imbottigliati nelle cantine di Casacce incantano i palati a stelle e strisce. CULTO 2025 37

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