Credere di essere giunti in porto e salpare di nuovo. Cosa c’è di più bello? È l’enunciato stesso del cammino umano. Ci si pensa arrivati e invece eccoci in viaggio, per cogliere quello che è il significato capitale delle nostre esistenze: sfidare e superare i confini conosciuti. È la ricetta dei Rainoldi: rinnovarsi restando fedeli a sé stessi, alle proprie origini e ai propri valori. Un’azienda sempre in cammino, pronta a uscire dalle strade tracciate per avviarsi lungo tragitti ancora da esplorare. Non conta solo la distanza geografica. Questo però lo si comprende dopo. Prima bisogna penetrare nei sogni, carpirne la potenza. Chi ha fatto più strada? Aldo, il fondatore, che ha percorso una manciata di chilometri trasferendosi da Fontaniva a Casacce? Peppino che ha esportato i suoi vini in Germania, negli Stati Uniti, in Giappone? O Aldo junior che da Bergamo è tornato in Valtellina a comprare vigne? Ciascuno di loro racconta una fatica necessaria. «A me, però, la parola fatica non piace», confida Aldo. «Certo, chi mi ha preceduto di fatica ne ha fatta tanta, però la dedizione è una cosa, il sacrificio un’altra. Se possiamo alleggerire gli sforzi, perché non farlo?». CULTO 52 1925
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