Occorre che la buona sorte ci metta una mano perché accadano eventi al di fuori del consueto. Ma bisogna anche che l’uomo accetti l’intervento del fato e si apra alle novità. «Una volta entrato in azienda, il mio primo vino fu il Ghibellino», ricorda Aldo Rainoldi. «Un bianco ottenuto da uve Sauvignon». Signori, in Valtellina, dove i vini di solito gareggiano in robustezza. Possiamo invocare il miracolo? Niente affatto. Non c’è alcun prodigio. Ci sono soltanto volontà, intuito e tanto lavoro. Imbottigliare un vino differente da quelli sempre fatti è un segno profondo, che esprime in forma potente il desiderio di affermare la propria identità. Tra le viti e la cantina Aldo ha il suo territorio personale. Mentre conversa non abbassa mai la guardia, neppure quando sembra abbandonarsi comodamente sulla sedia. Ascolta con attenzione, sovente prorompe in riflessioni spontanee. D’improvviso lascia filtrare un barlume della sua sagacia, allora il volto assume un’aria certa eppure piena di interrogativi. Oggi dalla cantina di vinificazione escono vini armonici, ideati per il gusto contemporaneo, però senza l’ansia irragionevole di cancellare il passato. Non a caso il prodotto di punta è lo Sfursat “Ca’ Rizzieri”, l’espressione più alta in Valtellina quando si parla di vino. CULTO 2025 61
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