CULTO

Tra i vigneti retici, dove si danno convegno la sfolgorante bellezza del paesaggio e il paziente lavoro di chi l’ha forgiato, i Rainoldi trovano il teatro ideale per dare sfogo alla loro visione. Una contrazione incessante di sistole e diastole rende la passione indistinguibile dall’azione. L’arte di coltivare la vite e la tecnica di produrre vino si dividono essenzialmente in tre parti distinte. Nella prima e nell’ultima il movimento è lento, simile a un “adagio” in cui ogni frazione del tempo è dilatata. Queste due parti si suonano in vigna e nelle botti di maturazione e sono separate da una suite intermedia, durante la quale avviene un’accelerazione. Vendemmia e vinificazione non possono attendere, seguono il tempo di un “allegro” e un “vivace”. «Non è facile comunicare tutto il lavoro e il sapere racchiusi in una bottiglia di vino», spiega Michela, «ma chi visita la nostra cantina è contagiato dall’entusiasmo e dal desiderio di condividere emozioni genuine, in modo conviviale e al contempo elegante». Quello del vignaiolo è un mestiere speciale, perché educa a pensare con la mente, con le mani e con tutto il corpo. Insegna a conoscere la materia e a tenerle testa. «Il vino è ciò a cui dedichiamo tutta la nostra vita», annota Aldo, «però cerchiamo di prenderci con un po’ di leggerezza. La competenza e la conoscenza vanno bene, l’autocompiacimento meno. Dunque sono banditi i termini incomprensibili che mettono a disagio il cliente. In cantina noi celebriamo il piacere di bere bene». Un team giovane e vivace, cresciuto ascoltando gli ammaestramenti di due colonne, il cantiniere Maurizio Mottini e il coordinatore delle squadre in vigna Paolo Santabbondio, entrambi giunti al traguardo della pensione, perpetua la passione riversata in ogni attività. CULTO 2025 75

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