CULTO

Una visita alla cantina della Casa vinicola Aldo Rainoldi, a Casacce di Chiuro, è un’esperienza che si deve assolutamente fare. Già scendendo per l’antica scala in sasso si avverte la meraviglia di entrare in un luogo speciale, dove convivono un mondo arcaico e un altro moderno. Una volta varcato il vecchio portone in legno dipinto di rosso, prospiciente la “Farmacia dei Sani” che un tempo ospitava la vasca per l’affinamento, si spalanca davanti agli occhi una lunga e scenografica fila di botti. Ogni cosa racconta la cura che i Rainoldi e tutti i loro collaboratori riservano alla bottaia: il regolare susseguirsi dei fusti in rovere di Slavonia, la geometrica precisione delle casse accatastate. E che dire dell’Infernotto, traboccante di grandi riserve che hanno fatto la fortuna e la storia dell’azienda? L’escursione termica è tenuta scrupolosamente sotto controllo. «D’inverno il termometro non scende oltre gli 11 gradi, d’estate al massimo se ne raggiungono 19», spiega Aldo Rainoldi. «L’intero edificio è stato costruito con sasso locale, i muri perimetrali sono spessi fino a un metro e lo spazio interrato è areato. Non consumiamo energia per condizionare e per ventilare, è sufficiente aprire o chiudere le bocchette appositamente ideate». Si resta stupiti dall’equilibrio di tanta perfezione. D’altronde i Rainoldi non si affidano mai al caso. Credono nella terra, nella selezione delle uve, nelle pratiche vitivinicole applicate con puntuale attenzione dai campi fino ai processi di cantina. In bottaia appare chiaro il senso di tutto quel che viene fatto. Si svela la filosofia di una famiglia che da decenni mesce cultura e vino in un connubio delicato. CULTO 2025 79

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