CULTO

Lungo il versante retico i vignaioli scarpinano su erti pendii senza perdere tempo a guardarsi in giro. Il viandante, invece, può avanzare a cuor leggero e godersi il sublime panorama. I filari si susseguono ondeggiando fino a comporre una gigantesca processione di tele verdi che avvolge delicatamente il ventre nudo delle rocce. Per comprendere l’anima della viticoltura valtellinese è utile salire al Santuario di Santa Maria della Sassella e da lì incamminarsi lungo la commovente Via dei Terrazzamenti. Poco distante i Rainoldi conducono la Vigna degli Apostoli. Già il nome evoca antiche suggestioni di mondi sacri, senza tempo. Nei pressi sorge la cappella a sezione ottagonale della Pentecoste o dello Spirito Santo, detta anche dei Dodici Apostoli, appunto. I grappoli gonfi di uva paiono un’allegoria della vita come fonte inesauribile di incanto. Tra le rocce crescono spontaneamente i cactus. La natura millenaria fa la sua parte. Poi interviene l’uomo, plasmando nel pieno rispetto della natura. Le uve sono allevate a controspalliera su suolo inerbito. «Su queste baldanzose terrazze la biodiversità dei nostri declivi offre i suoi frutti migliori», spiega Aldo col corpo ben piantato al suolo, una gamba a monte, l’altra a valle. Note erbacee e accenni terrosi si diffondono nell’aria. «Gestiamo la chioma con zelo al fine di ampliare la superficie fogliare illuminata e favorire la fotosintesi». Quanto sia importante l’alleanza tra la vite e i raggi solari era già chiaro a un certo Galileo Galilei. L’«incantata bevanda», agli occhi dello scienziato che ridisegnò il cosmo e ogni sapere, è «un composto di umore e di luce». CULTO 2025 83

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